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Sembro felice

All’esterno va tutto bene. Ho studiato, lavoro, ho una relazione stabile. Gli altri mi descrivono come una persona solare, affidabile, “quella che tiene insieme gli altri”. Dentro, però, è diverso. Mi sveglio con un peso sul petto che non so spiegare. A volte mi sembra di recitare una parte: sorrido, faccio battute, organizzo, ma appena resto sola sento un vuoto che non capisco. Non ho “un grande evento” da raccontare, niente di eclatante. Proprio per questo faccio fatica a prendere sul serio il mio malessere. Mi dico che esagero, che dovrei essere grata, che c’è chi sta peggio. Eppure, ogni giorno, mantenere questa immagine felice mi costa sempre più fatica.

Quando l’immagine felice copre il malessere

Molte persone arrivano in terapia dicendo: “Non so perché sto male, non mi è successo niente di grave”. Spesso hanno imparato, fin da piccole, a essere “quelle forti”, a non disturbare, a non mostrare fragilità.

L’immagine di sé come persona felice e funzionante diventa una sorta di armatura: protegge, ma allo stesso tempo impedisce di riconoscere e nominare il dolore. Il disagio allora si esprime in altri modi: stanchezza profonda, difficoltà a provare piacere, irritabilità, sensazione di vuoto o di essere “fuori posto” nella propria vita.

Nel lavoro psicoterapeutico ci si prende il tempo per ascoltare ciò che non ha ancora trovato parole. Non si tratta di smontare la vita costruita, ma di capire quali parti di sé sono rimaste in ombra per poterle integrare, senza più dover fingere di stare bene a tutti i costi.

Se ti riconosci in questa storia, se ti capita di sembrare felice ma dentro senti qualcosa che non torna, uno spazio di parola può aiutarti a dare forma a questo disagio.

Nel mio studio a Roma, in zona Salario, e anche online, lavoro con adulti e giovani adulti che desiderano comprendere meglio ciò che provano e trovare un modo più autentico di stare nella propria vita.

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